giovedì 9 febbraio 2017


 Pubblico qui di seguito altre tre composizioni tratte
dal mio ebook "Cantatine e sei canzoni..." edito da Youcanprint

               IV
Quando il tuo sguardo
Sulla fronte mi sfiora
E mi carezza i capelli
Una dolcezza infinita mi prende,
Per il sangue mi va,
Tutto m’invade.
Allora amore di te mi trasporta
Per ampi spazi di cielo
Su ali di sogno,
E sono felice di amarti.

                       V
In questo tramonto arsure di sensi
Si sciolgono in cilestri fremiti d’aria,
Gridano gioia i glicini
Arrampicati su raggi di sole.
Ed io sto incantato
Al tuo sorriso che sa
D’arcane meraviglie.                                       

                VII
In quest’afa d’agosto
Occhi di fanciulle
Sui balconi di smeraldo    
Invocano soavi refrigeri
Da un vento che alita leggero
Su petali di rose.
Ed io guardo nei tuoi occhi
E sento in me fiorire
Segreti desideri.

                






lunedì 16 gennaio 2017

Riporto qui di seguito una canzone da musicare
tratta dal mio ebook "Cantatine più sei canzoni
da musicare" pubblicato da Youcanprint.



          DENTRO  DI  NOI,


Amore, amore mio,
Fermati ad ascoltare
Se anche in te una voce dice
Cose che vengono dal cuore!
Sarai felice
Per musica d’amore sconosciuta
E riscoperta come una sorpresa
Attesa ed improvvisa.

Amore, amore mio,
Fuori di noi è il mondo che ci chiama
Nei voli al di sopra delle nuvole
Come sogni vissuti ad occhi aperti,
Come sul mare vanno le crociere.

Fuori di noi sulle strade nere
Stridono le gomme delle macchine
Alle curve;
Fuori di noi le cifre
Contano i secondi
D’un tempo senza senso;
Fuori di noi,
Fuori di noi!….

Dentro di noi, amore,
C’è un mondo tutto da scoprire,
Fatto di meraviglie che soltanto
Si possono sognare.
Dentro di noi,
C’è un amore
Che s’illumina nel tempo
Per sentimenti che vivono nel cuore;
Dentro di noi c’è luce per la vita,
Dentro di noi…
Dentro di noi….




venerdì 6 gennaio 2017

Pubblico qui di seguito la PREMESSA al mio CANTATINE PIU' SEI CANZONI DA MUSICARE edita in epub da Youcanprint nei giorni scorsi.

                                                 PREMESSA

  Scrissi queste mie brevissime composizioni molti anni fa. Quattro o cinque furono lette in una manifestazione poetica con molto successo di pubblico.
  Sia quelle quattro o cinque che le altre sono poi rimaste inedite e accantonate nelle varie mie cartelle, forse per mia trascuratezza, forse anche con qualche intenzione inconscia di scriverne altre prima di pubblicarle.
  Ora le ho tratte fuori e chiamate Cantatine per la loro brevità ed anche per la musicalità dei loro versi. In fondo sono strofette liriche, che potrebbero essere cantate come stornelli o anche  come antichi madrigali, seppure con strutture più libere e leggere.
  Quando le composi, pensavo infatti di richiamarmi alla poesia come canto, come forse la poesia era alle origini, prima che diventasse opera di scrittura e di composizione letteraria.
  Ma non lo pensavo come tentativo del  recupero impossibile di uno stile originario  e del carattere popolare di un tempo ormai storicamente chiuso.     Lo facevo con l’intento di richiamare l’attenzione alla sensibilità musicale del verso, come essenziale elemento della struttura costitutiva della poesia.
  Su questa stessa prospettiva ho tentato la stesura delle sei canzoni, di cui l’ultima è alquanto più recente. Le avevo ideate come ipotesi o tentativi di composizioni da musicare  e che ora includo in questa piccola raccolta.
Avrei voluto che qualcuno le avesse musicate, ma sono rimaste così come le composi nelle mie cartelle; oltre che leggerle, ognuno potrà immaginarle come scritte su un pentagramma secondo il suo gusto.

lunedì 2 gennaio 2017

Pubblico qui di seguito le prime tre composizioni
del mio "Cantatine più sei canzoni da musicare"
edito da Youcanprint in epub.
                    I
              
Si succedono i giorni e passa il tempo,
E nel tempo ogni cosa ha mutamento.
Anch’ io non sono più quello di ieri
Ed oggi sono altro di domani,
Ma t’amo sempre come il primo giorno,
E il mio amore per te non muta mai.

II
  
Tu mi prendi la testa tra le mani
Ed io nel cuore ascolto
Vivermi il tuo amore
Che sembra di millenni: forse
Eravamo già di dentro al tempo
Ed è da tanto che ti ho conosciuta.

      III
  
Strana luce è quella che s’accende
Strisciando nel cielo in un baleno
E poi scompare.
Più strana luce è quella che nel cuore
Tu m’hai accesa
E che col tempo non si può smorzare.











venerdì 30 dicembre 2016

Questa è l'immagine della copertina del mio ebook pubblicato a cura di Youcanprint nei giorni scorsi.

domenica 18 settembre 2016

                                                         ARTE ?

   C’è oggi, nel campo dell’arte, una bulimia di novità, una caccia all’originalità che ha del parossistico. Ogni elemento di novità che si manifesta in qualche nuovo manufatto muove critici e mercanti a valorizzarlo subito come nuovo capolavoro artistico. Purché rientri nel quadro delle prospettive più attraenti del momento e nei meandri della complessa sensibilità di coloro che operano nel campo specifico.
  E' da un secolo che si è scatenata questa bulimia.
   Lasciamo da parte, ad esempio, il Dito medio scolpito in marmo, il cui valore scultoreo non starebbe nella sua forma, nella luce, nell’armonia delle parti , ma nell’idea, nel concetto, o, meglio, nella novità e quindi nell’originalità dell’idea espressa in un linguaggio diverso e nuovo, anziché nella banalità e volgarità del gesto.
   Lasciamo da parte ogni giudizio ideologico al riguardo, come fu quello  hitleriano di “arte degenerata”, giacché per sua natura il giudizio ideologico non potrebbe che inquinare e alterare ogni analisi della natura artistica.
   Lasciamo da parte l’ormai classica ruota di bicicletta, cioè l’arte come presentazione del già fatto di Duchamp; lasciamo da parte le sgocciolature, cioè l’arte come casualità spontaneistica di Pollok; lasciamo da parte ogni altra specie di arte, da quella concettuale  a quelle dei  tagli, delle estroflessioni, delle accumulazioni, dei giochi ottici, degli impacchettamenti e di ogni altro simile elemento caratterizzato da una cosiddetta originalità, tutte consacrate da poderose analisi critiche e le cui opere sono collocate nei sacri spazi dei musei e nei caveau delle banche di tutto il mondo.
  Bisognerebbe  ingoiare cerebralmente tonnellate di volumi, un imponderabile e insostenibile quantità di analisi critiche per  considerare gli entusiasmi dei critici al di là dai loro schemi logici e  procedimenti disquisitivi, per capire non solo i loro principi e riferimenti valutativi, ma anche  quelli dei collezionisti e specialmente quelli dei cosiddetti investitori o speculatori del mercato.
   Ma tutto ci riporta alla domanda fondamentale: Che cosa s’intende per arte?
Risposta effettivamente ardua. Ma possiamo certamente ricorrere alle nostre conoscenze ed esperienze culturali ed avere come riferimento millenni dell’arte occidentale intesa come rappresentazione simbolica mediante figure di persone e cose, con cui trasmettere memorie, insegnamenti, emozioni con la massima efficacia.
  E possiamo dire allora che l’orinatoio, i tagli, le estroflessioni, i giochi ottici, le accumulazioni, le colature di colore, i grafismi, ecc. sono  modalità espressive del tutto diverse da quelle dell’arte che noi conosciamo, diverse da quelle che noi indichiamo tradizionalmente come opere d’arte.
   Potremmo dire allora che queste nuove modalità espressive costituiscono un complesso di attività che si sono sviluppate parallelamente all’arte che noi conosciamo come tale e da cui si sono staccate per effetto dello sviluppo tecnologico e come conseguenza dell’invenzione della macchina fotografica, del cinema, di tante altre macchine e di nuove tecniche comunicative ed espressive.
  Ma pure una domanda mi pare che si ponga come elemento valutativo da prendere in seria considerazione e cioè se  davvero possono essere qualificate come artistiche tutte quelle opere che possono essere lette e intese come provocazione?
 Allora sono provocazioni la ruota di bicicletta , i tagli d’una tela, le combustioni, l’orinatoio, il dito medio, il  WC dorato, la casualità espressiva , le  “performances“ ?
Ma davvero le provocazioni sono espressioni d’arte? E questa mi pare che sia la domanda fondamentale.




giovedì 18 agosto 2016

Dal mio POESIE PER LA SCUOLA edito da
Youcanprint pubblico qui la seguente poesia

      IL  ROBOT


Mi chiamano Robot
E faccio solo ciò
Che un ingegnoso tecnico
Di far mi progettò
E mai nient’altro,
Perché non sono scaltro,
Giacché, pensate un po’,
Un cervello io non ho.

Io sono un automa
Con il corpo metallico;
Il mio cuore è magnetico,
Perché l’uomo m’ha messo,
Proprio dentro me stesso,
Un programma elettronico
E un motore che va
Con l’elettricità.

Se io fossi bionico
Soffrirei il solletico,
Sarei anche ironico
Con l’ occhio elettronico
E cipiglio sardonico,
Pure ho voce che computa
Le parole con tono
Un po’ radiofonico.

Sono un automa,
Mi chiamano Robot.
Sostituisco l’uomo
Per lavori precisi
Che fare lui non può.
E tu vedi perciò
Che l’uomo mi fa
Per l’aiuto che ha.

Il mio nome è Robot,
Sono solo una macchina,
E ora in fabbrica sto,
Poi ovunque sarò
Per lavori perfetti:
E stai certo che un giorno
Con un po’ d’artificio
Pure a te parlerò.